In un piccolo borgo tra i monti Nebrodi, in Sicilia, dove le strade odorano ancora di polvere e gelsomino, viveva una bambina di nome Maria, nome di fantasia. Ogni mattina si svegliava con il canto del gallo e con un suono meraviglioso: un raglio profondo, un po’ stonato, ma tenero come una carezza.
La mela e la carezza
Per Maria era il più grande tesoro della terra. Ogni giorno, al rientro dalla scuola, Maria correva da lui con un pezzetto di mela e una carezza dietro le orecchie. Tobia, paziente, le lasciava raccontare tutto: i disegni fatti, i giochi con gli amici, le maestre sin troppo severe.
Lui ascoltava, sempre con il cuore spalancato e gli occhi luccicanti.
Un giorno, Maria era triste. Aveva litigato con la sua migliore amica, Carlotta. Si sedette sull’erba, in silenzio, senza parlare. Tobia si avvicinò piano e posò il suo grande muso sulle sue ginocchia. Non servivano parole. Bastava quel gesto, lento come il tempo che si prende chi ama davvero.
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