Per anni abbiamo creduto che le fusa fossero il suono della felicità felina, un segnale semplice e rassicurante di benessere. Eppure, le ricerche più recenti stanno ribaltando questa visione riduttiva: oggi sappiamo che il fuseggiare è un linguaggio complesso, stratificato e sorprendentemente preciso, capace di rivelare lo stato emotivo, il bisogno fisiologico e perfino il livello di sofferenza di un gatto. È una forma di comunicazione che cambia a seconda del contesto, un codice ricco di sfumature che fino a pochi anni fa la scienza non era riuscita a decifrare. E molte delle sue funzioni – dall’autoregolazione all’effetto terapeutico sul corpo del felino – sono state comprese solo di recente.
Un meccanismo sofisticato
Le fusa non sono un semplice suono prodotto dalle corde vocali. Oggi sappiamo che a generarle è un dialogo continuo tra il cervello e la laringe. Un “oscillatore neurale” invia impulsi ritmici al nervo laringeo ricorrente, che fa contrarre i muscoli della laringe circa 25 volte al secondo. Il risultato è quella vibrazione morbida e regolare che associamo alla calma del gatto.
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