Dal 2000 al 2025 gli uccelli tipici degli ambienti agricoli sono diminuiti del 33,5%. Di fatto, un individuo su tre è scomparso in poco più di vent’anni. In alcune aree di pianura alluvionale il crollo arriva al 50%. A certificarlo è l’ultimo monitoraggio di 28 specie simbolo condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index (Fbi), l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura nell’ambito della Rete nazionale della Pac.

L’indagine ha coinvolto 140 esperti appostati in centinaia di punti di monitoraggio, per un totale 93 mila minuti di ascolto solo nel 2025. Il quadro che ne è derivato è allarmante: secondo i dati del 2025, il 71% delle specie è in declino significativo a causa dell’impoverimento degli habitat dove gli uccelli trovano sempre meno insetti, semi e rifugi. Gli agroecosistemi rischiano così di diventare sempre più biologicamente vuoti.

Le specie che stanno scomparendo

I numeri evidenziano una crisi profonda. Il torcicollo, piccolo picchio migratore, ha perso oltre tre quarti della popolazione in 26 anni (-76%). Il calandro, un tempo comune nelle distese cerealicole, sta diventando raro (-73%). Il saltimpalo, sentinella di prati e siepi, sparisce insieme ai margini erbosi che gli servono per cacciare (-71%).

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