Hai appena varcato la soglia di casa dopo una settimana di vacanza. Lui è lì, il tuo gatto, seduto nel corridoio, ti guarda… e non si muove. Nessun miagolio di bentornato, nessuna corsa affettuosa. Anzi, sembra quasi evitarti. Lo chiami, ma niente. Lo cerchi, si allontana. E tu pensi: “È arrabbiato perché sono partito”. Ma davvero i gatti “fanno gli offesi”?
Quello che noi non capiamo
No, non è offeso. Sta solo ricalibrando il mondo. La tentazione di attribuire emozioni umane ai nostri animali è fortissima. È un modo naturale per provare a capirli, per avvicinarli a noi. Ma quando diciamo che il nostro gatto è offeso, che ci fa il broncio o che ci ignora apposta, stiamo usando categorie umane che non appartengono al suo mondo. I gatti non conoscono il concetto di vendetta o di ripicca. Non smettono di salutarci perché sono arrabbiati, né ci evitano per punirci. Quello che fanno, invece, è molto più sottile — e molto più affascinante: rientrano in contatto con noi a modo loro. Con i loro tempi. E con il loro linguaggio.
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