La signora Valeria ha sessantotto anni, ma nei suoi ricordi d’infanzia rimane Valerietta, come la chiamava nonno Giuseppe. Chi è nata in un’isola, in fondo, rimane un’isolana nel cuore e sente nostalgia dell’acqua, pur diventando nordica d’adozione. La signora Valeria, pur vivendo in Veneto, guarda ogni giorno dalla sua finestra un laghetto con le sue fluttuanti piante acquifere e si gode delle meravigliose albe e tramonti, pensando alla sua Sardegna.

Quando Valeria aveva ventun anni e un bisogno cocente di lasciare l’isola, chiese al padre di poter studiare fuori. Aveva fame di indipendenza e di studio: voleva vedere altro oltre la sua isola. Il padre, uomo austero e d’altri tempi, risponde con un no categorico perché figlia femmina. Valeria, caparbia e temeraria, ogni giorno si recava a Carbonia in treno per studiare, in attesa di concludere la scuola superiore e poter spiccare il volo.

Un un bel giorno, dopo aver incamerato tanta fame e altrettanto desiderio, si arma di coraggio e chiede nuovamente al padre di poter continuare gli studi fuori dall’isola per frequentare la scuola infermieristica.

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