Luca è uscito di casa con il cane pensando di fare il giro dell’isolato e tornare subito. Ha una relazione da consegnare, tre telefonate da fare e la testa già proiettata alla giornata successiva. Ma appena arrivano al parco, il cane si ferma. Annusa un albero, poi un altro. Si sposta di qualche metro, torna indietro, osserva una persona che passa. Luca guarda l’orologio. Poi, lentamente, smette di farlo.

Per qualche minuto non pensa alla relazione. Guarda il cane annusare, ascolta il rumore delle foglie, sente l’aria sulla pelle. Non sta facendo meditazione e non ha deciso di rilassarsi. Sta semplicemente facendo una passeggiata con il suo cane. Quando torna a casa, i problemi sono ancora tutti lì. Ma per un po’ non li ha portati con sé.

Il cane non conosce il nostro calendario

Viviamo gran parte del tempo spostati in avanti. Pensiamo a ciò che dovremo fare domani, alla riunione della prossima settimana, alla vacanza che stiamo organizzando, alla risposta che dobbiamo ancora dare a qualcuno. Oppure torniamo continuamente indietro: una conversazione che avremmo potuto affrontare diversamente, un errore, una scelta sbagliata.

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