Il gatto non è un maestro zen e non conosce il concetto di mindfulness. Eppure, osservandolo, ci troviamo spesso a fare proprio quello che nella psicologia dell’attenzione viene considerato importante per ridurre il rimuginio: spostare la mente da ciò che è già accaduto o da ciò che potrebbe accadere verso qualcosa che sta accadendo adesso.
Un gatto che osserva qualcosa dalla finestra, segue con gli occhi un movimento, si dedica alla toelettatura o si acciambella per dormire non sta cercando di «godersi il momento». Sta semplicemente rispondendo agli stimoli presenti nel suo ambiente. Per chi lo osserva, però, quella concentrazione può diventare un’occasione per interrompere, anche solo per qualche minuto, il flusso continuo di pensieri.
La mente umana vive spesso altrove
Una parte consistente della nostra attività mentale non riguarda ciò che stiamo facendo in quel preciso momento. Pensiamo a quello che è successo, anticipiamo ciò che potrebbe succedere, programmiamo, ricordiamo, immaginiamo scenari possibili. Questa capacità è fondamentale per gli esseri umani, ma può trasformarsi in ruminazione quando il pensiero torna continuamente sugli stessi problemi, oppure in preoccupazione quando si concentra in modo persistente su eventi futuri. Le ricerche sulla cosiddetta mind-wandering, il vagabondaggio mentale, hanno mostrato che la mente tende spontaneamente ad allontanarsi dal compito presente.
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