Per molto tempo il rapporto tra esseri umani e gatti è stato interpretato attraverso un confronto implicito con quello, molto più studiato, tra esseri umani e cani. Il cane è spesso considerato il paradigma dell’animale sociale: cerca attivamente il contatto, risponde alle nostre richieste, manifesta in modo evidente l’eccitazione quando torniamo a casa. Il gatto, invece, comunica l’attaccamento attraverso segnali più discreti e mantiene una maggiore autonomia comportamentale. Questo, però, non significa che il legame sia meno intenso.
Le ricerche sul comportamento felino hanno infatti mostrato che il gatto domestico è capace di sviluppare relazioni individuali e durature con le persone. La qualità di queste relazioni dipende da esperienze precoci, temperamento, ambiente, modalità di interazione e storia individuale. Non esiste quindi un unico «modo felino» di affezionarsi: alcuni gatti ricercano molto il contatto fisico, altri preferiscono una vicinanza meno invasiva, altri ancora alternano momenti di grande socievolezza a lunghi periodi di autonomia.
Un legame basato sulla sicurezza
Uno dei concetti più interessanti per comprendere la relazione è quello di attaccamento. Negli studi sul comportamento animale, l’attaccamento non coincide semplicemente con il desiderio di essere accarezzati o con la ricerca di cibo. Indica una relazione nella quale un individuo utilizza un altro come riferimento, soprattutto in situazioni di incertezza o stress, e mostra una preferenza per quella figura rispetto a persone o ambienti non familiari.
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