Essere soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa. Si può trascorrere un’intera giornata senza parlare con nessuno e stare bene, così come ci si può sentire profondamente soli anche in mezzo ad altre persone. La solitudine, infatti, non descrive soltanto una condizione sociale: è soprattutto una percezione, il modo in cui interpretiamo la distanza tra le relazioni che abbiamo e quelle di cui sentiamo il bisogno.

È proprio qui che la presenza di un gatto può diventare interessante dal punto di vista psicologico. Non perché possa sostituire le relazioni umane, né perché vivere con un animale elimini automaticamente la solitudine, ma perché introduce nella quotidianità una relazione stabile, riconoscibile e reciproca. Il gatto è lì. Ha le sue abitudini, riconosce quelle della casa, cerca il contatto quando ne ha voglia e, soprattutto, rende evidente che quella casa non è abitata soltanto da noi.

La solitudine è una questione di percezione

La psicologia distingue da tempo tra isolamento sociale e solitudine percepita. Il primo riguarda la quantità e la frequenza dei contatti sociali; la seconda riguarda invece la qualità soggettiva delle proprie connessioni.

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