Un cane non ha bisogno di essere trattato come un bambino per essere amato. Un gatto non ha bisogno di diventare un figlio per occupare un posto centrale nella famiglia. Anzi, proprio quando il legame diventa molto stretto, il rischio può essere quello di confondere l’affetto con la sostituzione: leggere i loro comportamenti attraverso categorie umane, attribuire intenzioni che non hanno, scegliere per loro sulla base di ciò che farebbe stare bene noi.

Il fenomeno ha ormai anche un nome: pet parenting. E non riguarda soltanto il modo in cui parliamo dei nostri animali. Sta modificando il modo in cui li accogliamo in casa, quanto spendiamo per loro, come organizziamo il tempo e, in alcuni casi, anche il modo in cui immaginiamo il nostro futuro.

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